CAMBIO DI PELLE!

Il post di questo caldo Venerdì Vercellese è per dirvi che ho cambiato pelle:

Mi sono spostato qui

http://ilcamaleon.blogspot.com/

Motivo? Ci sono molti più gadget da mettere sul blog..vedrete che figo che sarà!!

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La birra su Facebook e Twitter…

Parlando di relazione non si può trascurare il fatto che il Web 2.0 abbia fornito degli strumenti per migliorare la comunicazione. Con questa tecnologia si intende tutto ciò che è partecipazione in rete, condivisione unita alla discussione. Nei vari blog si possono reperire parecchi articoli su questo nuovo modo di stare sulla rete, portato alla ribalta soprattutto dall’esplosione dei social network.

Cosa recita la pagina di ingresso di Facebook?
“Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita.”

Davvero uno slogan indovinato per chi ama le relazioni, è il massimo poter rimanere in contatto con le persone della tua vita: parenti, amici e colleghi (si, proprio in quest’ordine…;-))

Da qualche mese ho anche un account su Twitter, un social network più “conciso”: aggiorni i tuoi contatti sulle tue attività con brevi messaggi di testo (140 caratteri). Si possono inserire anche foto e link ma con delle regole tecniche (abbreviazione di link e utilizzo di applicazioni apposite per la condivisione di immagini). In twitter esistono due categorie di persone nella tua rete:

  • Follower sono coloro che ti seguono
  • Follow sono coloro che segui

Detto questo, ho trovato interessante questo post (e ringrazio Mattia Lissi – @mattial su twitter – per lo spunto).

Mi ha fatto riflettere.

Cosa vuol dire avere tante persone che ti seguono e nessuno che segui? A mio avviso che sei molto bravo su altri social o il sito web da cui “partono” i follower colpisce nel segno. Potrebbe essere una nota di merito, se ti seguono in tanti hai molto da dire (qualità e quantità…). Ma scavando a fondo credo che fare social voglia dire anche mettersi in ascolto, se no non è condivisione, è semplice advertising. E per quello bastano i bannerini croce e delizia di noi navigatori…

Non pensate anche voi che i social debbano essere “sostenibili”? Sostenibili per il nostro modo di comunicare off line, nonostante io sia un sostenitore della meraviglia di poter twittare  o facebookare con i miei contatti ovunque essi siano ho ancora bisogno della birra con gli amici, di guardarli negli occhi e soprattutto di ascoltarli.

Io sono, prima di tutto, sociale nella vita e la mia socialità si prolunga su Facebook e Twitter. Che ne dite? Anche voi siete prolungati?

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Le carezze

Ho finito di leggere “A che gioco giochiamo” di Eric Berne (tascabili Bompiani). Al di là del fatto che sia un testo di psicologia moderna e probabilmente ci voglia un background formativo di altro tipo rispetto al mio, mi piace condividere una immagine che Berne usa proprio all’inizio del saggio: le carezze. Ma andiamo con ordine.

Berne scrive questo libro per raccontare come il gioco sia un altro modo di dire in che posizione e in che ruolo un soggetto si ponga rispetto ad un ambiente o in relazione ad altre persone. Individua tre tipologie di stato nei rapporti sociali:

  • Adulto:persona orientata alla valutazione obiettiva della realtà, volta per volta;
  • Genitore: persona impegnata a dare regole o ad assumere atteggiamenti protettivi;
  • Bambino: persona che si comporta come un bambino (dolce e remissivo, spontaneo, ribelle)

Successivamente Berne tratta degli atteggiamenti standard che regolano le interazioni tra le varie persone (sempre secondo gli stati sopra citati) e introduce procedure e rituali. Tralascio le prime perché i rituali mi hanno colpito molto di più.

I rituali sono elementi relazionali che ci sono stati insegnati dai nostri genitori (chiamati da Berne “serie stereotipata di transazioni complementari semplici”).
Non spaventatevi, nulla di così complicato…continuate a leggere.

Mi piace il fatto che Berne chiami ‘carezze’ un rituale particolare, quello del saluto:

A:” Buongiorno!”
B:”Buongiorno a lei”
A:”Come va?”
B:”Tutto bene, e lei?”
A:”In forma! Grazie mille…”

Il dialogo non fornisce reali informazioni ma serve, come dice Berne, al fatto che “A e B hanno contribuito, un pochino, a migliorare l’uno la salute dell’altro“.

Mi ha fatto riflettere molto la questione delle ‘carezze’! Quante volte accarezzo il mio interlocutore? Quanto spesso miglioro la sua e la mia giornata con un ‘come stai? tutto bene?’
Ricordate? ‘I Care’: mi interessa di te come miglior modo di iniziare una relazione.

Ci risentiamo Sabato 18/06/2011, un carezza a tutti!

Vi aggiungo un’altra carezza, abbiate pazienza! In tempo di saggi di danza dobbiamo fare Lunedì 20/06/2011

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Ultimo giorno di scuola

Anticipo la pubblicazione di Lunedì e approfitto del mio blog per un post del tutto personale.

Oggi è l’ultimo giorno di scuola di mia mamma, ultimo davvero. Da domani è in pensione. Per quanti di voi pensano ‘beata lei’ avreste dovuto vedere quanto era malinconica questa mattina mentre si preparava. Per chi vive l’attività come una vocazione, credo che la pensione non sia del tutto un traguardo. Per fortuna ci hanno pensati i miei fratelli a fornire la nuova ‘classe’ a mia mamma: Martina con la sua semplicità, Benedetta con la sua grinta e il piccolo Francy che scopre il nuovo mondo. E poi ci siamo noi: Io, Sara, Andrea e il piccolo-grande Shyaka, che continuiamo ad avere bisogno dalla sua forza educativa, siamo da sempre i suoi ragazzi. E papà? Quando anche lui sarà a casa (forse verso il 2050, se non lo chiama la New Holland per dirigere il marketing su Venere o Marte…), potranno ricominciare a fare i fidanzatini…qualche viaggio a Gerusalemme…romantici tramonti sul Golgota :-)

Scherzi a parte, ringrazio Mamma che mi ha fatto così: amante e curioso di tutto ciò che mi circonda, della componente umana di questo strano mondo. Mi ha insegnato che la fermezza non è durezza, che il cuore dolce di un educatore si fida (anche di ciò che arriva dall’Alto…), coinvolge, unisce, rassicura, protegge e accompagna. Ringrazio perchè, con il senno di poi, so che mi ha solo indicato la strada, non l’ha percorsa per me. Mi sento libero di essere suo figlio. E questa è la cosa più importante.

Mi ricordo di un video di quelli fatti con la pellicola, molto anni ’70, in cui mia mamma arriva, vestita da maestra e viene verso di me. Io sono bello comodo nel passeggino, col nonno Mario. Lei è vestita di scuro, con le scarpe dal tacco basso e un paio di occhiali alla Felice Caccamo, sorride piena di entusiasmo con i suoi capelli che girano all’insù come una diva televisiva di Carosello.
Ha cambiato i vestiti e le pettinature e, per fortuna, gli occhiali, ma quel sorriso è sempre lo stesso…
Buona vita pensionata!

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In medio stat…P.R.!

Molte volte si sente parlare di ‘basso profilo’ in merito ad un modo di porsi nelle relazioni. Da quello che posso intendere si tratta di un atteggiamento di chi sta più in disparte, che lascia l’iniziativa agli altri per poi decidere il da farsi. Io penso che chi si occupa di P.R. debba tenersi un filino sopra il basso profilo e un pelo sotto l’istrione. Diciamo che credo sia meglio un medio profilo. Ho individuato alcune caratteristiche importanti, per trovarle tutte aspetto anche voi…:

Essere presenza. In un ambiente si deve sentire che ci siamo, intendo dire come sensazione. Ad esempio salutando cordialmente, con un bel sorriso, chi incrocia il nostro sguardo.

Gli occhi contano molto: una persona interessata e attiva osserva, una persona fuoriluogo e a disagio fissa. Soprattutto a terra.

E’ importante la tonalità della voce. Utilizziamo bene tutte le lettere della parola che vogliamo dire, fino in fondo. Ricordiamoci che scandire non vuol dire urlare.

Si può essere originali ma con moderazione (orecchini, tatuaggi, piercing…). Personalmente credo che un tocco di originalità nel proprio look, per distinguersi, sia necessario (non ditelo troppo in giro ma la voglia di mettermi un bel orecchino sulla parte alta dell’orecchio, non mi è ancora scomparsa del tutto…;-))

Ricordiamoci, sempre, che ogni rapporto dipende dalla regola “la libertà di ognuno finisce dove comincia quella dell’altro”. Noi P.R. non invadiamo ma ci facciamo notare…

Se avete qualche altra considerazione commentate pure qui sotto,

se no ci si sente Lunedì 13/06/2011

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Ironia, simpatia o tutte due?

Ricomincio ancora da un post che ho messo sulla bacheca del nostro gruppo Facebook (trovaci qui)

Non c’è nulla di meglio che un bel sorriso o qualcosa di divertente per rompere il ghiaccio ed iniziare una relazione. L’ironia risulta essere una delle caratteristiche che colpiscono di più in una persona, ma è anche un’arma a doppio taglio con la quale si rischia di farsi male.

L’ironia più facile, più immediata è quella sugli altri. Ma presuppone un alto grado di confidenza, in caso contrario è meglio evitare. Si risulta immediatamente maleducati e nei casi peggiori non gradevole.

L’ironia più performante è sicuramente quella su se stessi. Ho notato, nei vari contesti, che non prendersi troppo sul serio mette a proprio agio l’interlocutore che subito sorride e si rilassa, spesso lasciando cadare le barriere tipiche dei primi incontri.

L’ironia peggiore invece è quella che cerca ammirazione o commiserazione. Questo approccio è molto simile in entrambi i risvolti perchè può farci risultare pesanti in tutti e due i casi.
Da una parte si scherza forzando le battute e attendendo che l’altro rida o dia un cenno di conferma. A volte anche in maniera insistente, ripentendo alla noia ciò che si è appena detto. Finchè quello che ci sta davanti, stanco di essere incalzato, abbozza un sorriso.
Nel secondo approccio si cerca, con battute su se stessi, una risposta del tipo:”ma no, guarda che non è vero…tu sei in gamba, sei figo, se il migliore di quelli che ho conosciuto fino ad ora…”. Risultato? Magari dicono la frase, ma non la pensano assolutamente.

In conclusione a mio avviso è sempre meglio non esagerare. Conviene mantenere un profilo medio (nel prossimo post vedremo cos’è…), magari non sarà notata la nostra ironia ma sicuramente la simpatia e cordialità. Nel dubbio se fare una battuta o meno, il metodo migliore per questa volta, è stare zitti.

E non è detto che il silenzio non sia ironico, giusto?

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Mi raccomando, sentiamoci…

In questi giorni una negativa esperienza personale (che fortunatamente per me si è risolta bene) ha confermato la teoria che le relazioni devono essere “coltivate”. In pratica, senza farla troppo lunga, i muratori che stanno sistemando casa mia per circa 3 giorni si sono dimostrati irreperibili alle mie chiamate. Conseguenza: nervoso, preoccupazione seria, ma soprattutto totale perdita della fiducia nei loro confronti. Ora lavoreranno recuperando il tempo perso, ma ogni giorno passo a casa per controllare.

Quindi il mio proposito per il futuro imminente è lavorare e agire con in testa la frase “Keep in Touch”, stare in contatto.

Ho individuato quattro regole che vorrei condividere:

  • Coltivare il contatto. Piccole cortesie nei confronti delle persone che fanno parte della nostra rete. Con i social network questo diventa facile e comodo, ad esempio un saluto personalizzato sulla bacheca di Facebook, nel giorno del compleanno, oppure quando si vedono dei ‘cambi di stato’ particolari: matrimoni, battesimi, anniversari…
  • Informare sui nostri ‘movimenti’, in modo particolare chi ci ha chiesto dei favori/lavori. Questo è gradito in caso di ritardi, impossibilità di consegnare qualcosa. Anticipare una telefonata di sollecito fa percepire che siamo comunque sul pezzo, che teniamo al nostro interlocutore.
  • Rispondere sempre. Il primo compito del cellulare è di farci trovare (se no cosa ce lo portiamo dietro a fare?). ‘Sempre’ non vuol dire necessariamente in quel preciso istante in cui riceviamo la chiamata, magari quando siamo liberi e tranquilli. Un consiglio è quello di non lasciar trascorrere più di 4 ore dalla chiamata persa (oppure inviare un sms che informi della difficoltà nel rispondere in quell’istante). E se si tratta di risposta scritta, basta un cortese rimando con le tempistiche ben definite (nel pomeriggio, in mattinata di domani…)
  • Keep in touch anche quando abbiamo fatto una figura meschina con qualcuno, sempre meglio parlarne. Se abbiamo la coscienza pulita e si tratta di un vero errore, fatto in buona fede, chiamare e discuterne serve anche solo per il fatto che si toglie ogni fantasia malevola sul nostro operato. Ricordate? Abbiamo già parlato di ‘trasparenza’

Se avete altre considerazioni o regolette da aggiungere, non esitate: keep in touch nei commenti;-)

Ci vediamo sempre qui Venerdì 3/06/2011  eeehmm…scusate dobbiamo fare Sabato 4/06/2011…

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